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Per le varici una nuova soluzione “mini-invasiva”

Le varici degli arti inferiori sono dilatazioni del circolo venoso superficiale, situato al di sopra della fascia muscolare, determinate dalla discrepanza tra l’elevata pressione idrostatica esercitata dal sangue contenuto nelle vene e la resistenza elastica della parete delle vene superficiali dell’arto inferiore. Dunque, sia eventi che determinano un incremento della pressione idrostatica del sangue che una riduzione della resistenza elastica della parete venosa possono indurre l’insorgenza o la progressione delle varici degli arti inferiori.

Si osserva una riduzione della resistenza elastica della parete del circolo venoso a causa di numerosi fattori; tra questi, svolgono sicuramente un ruolo preponderante la predisposizione genetica dei pazienti – familiarità – e l’assetto ormonale femminile. Quest’ultimo fattore predisponente assume particolare risalto nelle pazienti in condizioni di aumento relativo, anche modesto, delle concentrazioni ematiche di estrogeni – quale si osserva ad esempio nella fase premenopausale e neiprimi anni della menopausa – od anche nel particolare assetto ormonale che si osserva durante la gravidanza.

Un  aumento della pressione idrostatica nelle vene degli arti inferiori può essere determinato da erronee abitudini di vita e lavorative; in particolare dal mantenere per un lungo periodo la stazione eretta senza deambulare od anche dalla necessità di restare seduti alla scrivania per molte ore senza muoversi. Proprio durante la deambulazione si osserva una netta riduzione della pressione idrostatica venosa degli arti inferiori determinata dall’effetto facilitante il deflusso venoso prodotto dall’attivazione della muscolatura delle gambe; quindi durante la giornata lavorativa sarebbe sempre opportuno camminare, anche solo per alcune decine di metri, almeno ogni due ore.

Altra particolare condizione che determina l’innalzamento della pressione idrostatica degli arti inferiori, che si osserva anch’essa durante la gravidanza, è l’ostacolo al deflusso venoso determinata dalla compressione del feto sul circolo venoso posto all’interno del bacino.

Dunque la prevenzione delle varici deve essere basata essenzialmente su corrette abitudini di vita e lavorative, nonché sull’adozione di calze elastiche a media compressione allorché si riscontrino particolari condizioni, quali ad esempio la gravidanza, in cui sia inevitabile sottoporre il circolo venoso delle gambe a fattori favorenti lo sviluppo di varici. Un contributo alla prevenzione delle varici può anche venire dall’assunzione, per un periodo di tempo limitato e sotto stretta sorveglianza medica, di farmaci che aumentano il tono della parete venosa.

Le varici, oltre al problema estetico, provocano sintomi dapprima modesti, quali senso di pesantezza degli arti inferiori, gonfiore, prurito localizzato, dolenzia, più evidenti la sera o dopo un periodo prolungato di stazione eretta. Tuttavia, con l’aumentare della dilatazione delle varici e dei problemi di deflusso venoso dagli arti inferiori, si possono manifestare sintomi ben più gravi quali dolore, anche molto intenso, edema degli arti, crampi muscolari notturni ed alterazioni cutanee con discromia che posso evolvere fino alla comparsa di ulcere cutanee a lenta guarigione. In questi casi di patologia varicosa avanzata il trattamento chirurgico è fortemente consigliato.

L’approccio chirurgico mini invasivo

Il chirurgo, tradizionalmente, interviene attraverso l’asportazione chirurgica del circolo venoso superficiale. In particolare la tecnica chirurgica consolidata consiste nell’asportazione della vena grande safena – safenectomia – e delle eventuali vene collaterali dilatate. Da alcuni anni tuttavia si è sviluppato un approccio meno aggressivo alla chirurgia delle varici degli arti inferiori con il preciso obiettivo di ridurre il disagio postoperatorio dei pazienti ed il periodo di convalescenza che segue l’intervento di chirurgia invasiva.

L’innovativo approccio chirurgico mini invasivo prevede che, alla rimozione chirurgica della vena safena, sia sostituito un trattamento endovascolare (cioè dall’interno della vena) con l’applicazione alla parete venosa di energia sotto forma di onde elettromagnetiche in radiofrequenza ad alta concentrazione o di luce laser; tale trattamento essenzialmente determina, nei giorni successivi alla procedura, la chiusura della vaso venoso senza che sia necessario rimuoverlo in modo cruento dalla sua sede.

L’intervento è dunque interamente eseguito attraverso una piccolissima incisione di alcuni millimetri, od anche con la sola puntura della vena, subito al di sotto del ginocchio; evitando quindi di eseguire le ampie ferite chirurgiche nella regione inguinale necessarie nella tecnica di asportazione venosa per “stripping”.

Per quanto riguarda le eventuali varicosità collaterali, nella maggior parte dei casi si osserva una regressione spontanea delle stesse allorché eseguito il trattamento mini invasivo endovascolare della vena safena; nei rari casi in cui dovessero persistere varicosità collaterali, le stesse possono essere asportate attraverso ulteriori incisioni cutanee di pochi millimetri. Tutte le mini incisioni sono suturate con tecnica intradermica con filo riassorbibile, evitando così al paziente anche l’inestetismo di una ferita chirurgica ed il disagio della rimozione dei punti di sutura.

Il grande vantaggio della tecnica mini invasiva è rappresentato dalla pressoché totale assenza di sintomi postoperatori, dalla possibilità di deambulare a poche ore dall’intervento e dalla convalescenza limitata a pochi giorni; essendo possibile, in condizioni di esigenze particolari del paziente, limitare la convalescenza alle sole ventiquattro ore successive all’intervento mini invasivo. Il disagio per i pazienti sarà dunque limitato alla sola necessità inderogabile, prevista peraltro anche nell’intervento tradizionale, di  indossare una calza elastica contenitiva per un periodo di almeno un mese dopo l’intervento chirurgico.

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antoniogatto@laboratorionomentano.it'

Antonino Gatto

Il Professor Antonino Gatto, già Primario Chirurgo del Presidio Ospedaliero SS. Gonfalone della ASL RMG; è specialista in Chirurgia d’Urgenza e Pronto Soccorso, in Urologia ed in Chirurgia Plastica e Ricostruttiva. Nell’ambito della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale dell’Università degli Studi di Tor Vergata di Roma è titolare dell’insegnamento di Chirurgia d’Urgenza. E’ autore di oltre 60 pubblicazioni scientifiche di interesse chirurgico e la sua la sua casistica operatoria consta di oltre 6.000 interventi chirurgici di media ed alta chirurgia generale, vascolare, toracica, urologia e plastica.