Modello Sanità

Sanità Integrativa, ricerca RBM Salute: c’è ancora strada da fare

I dati della ricerca effettuata da RBM Salute per valutare le  prestazioni attualmente garantite dalle Forme Sanitarie Integrative e dai Fondi Pensione, ci restituiscono un quadro di questo settore con luci ed ombre. Certamente importante è il numero di lavoratori dipendenti che beneficiano di queste forme integrative rispetto a quanto reso dallo Stato. Ma se guardiamo al mondo dei lavoratori autonomi o dei familiari dei dipendenti, la situazione si ribalta.

Così parecchia strada va ancora percorso perché queste forme integrative possano offrire un range di prestazioni tale da coprire totalmente le esigenze di prestazioni sanitarie degli aderenti consentendo a questi ultimi di limitare gli esborsi di tasca propria. Ma vediamo i dati più in dettaglio.

Sanità Integrativa RBM Salute: i numeri di scenario

Oltre il 55% dei lavoratori dipendenti aderisce a una Forma Sanitaria Integrativa e quasi il 40% beneficia di una Forma Pensionistica Complementare. Viceversa, I lavoratori autonomi presentano dei tassi di adesione alla Sanità Integrativa (poco meno del 15%) ed alla Previdenza Complementare (appena superiori al 5%) notevolmente più contenuti.

Nel complesso, dunque, dai dati emersi dalla ricerca effettuata da RBM Salute in questi ambiti, oltre l’80% degli italiani non dispone di una Forma Sanitaria Integrativa e più del 90% è privo di una Forma Pensionistica Complementare, e dato più allarmante, al di fuori dal mondo del lavoro non esiste alcuna forma di Secondo Pilastro.

Il Welfare Integrativo è radicato prevalentemente nel Nord Ovest e nel Centro (oltre il 65%). Con particolare riferimento alle Forme Sanitarie Integrative gli aderenti risultano così distribuiti:

  • 1 cittadino su 4 a Nord Ovest
  • 1 cittadino su 7 a Nord Est
  • 1 cittadino su 5 al Centro
  • 1 cittadino su 15 al Sud

Welfare Integrativo e spesa “intermediata”

Il problema principale dell’attuale modello di Welfare Integrativo non è la sua estensione/concentrazione, ma l’intensità delle coperture che mette a disposizione. Il livello di spesa privata intermediata dalle nostre Forme Sanitarie Integrative è inferiore di oltre il 30% alla media UE.

Spesa sanitaria privata e Forme Sanitarie Integrative

Nel 2013 la spesa sanitaria privata dei cittadini ha raggiunto 26,9 miliardi di euro (circa € 485 pro capite per cittadino) superando il 20% della spesa sanitaria totale. Le Forme Sanitarie Integrativa hanno intermediato quasi 4,5 miliardi di euro, pari al il 15% della spesa sanitaria privata.

Il punto di vista dei cittadini

L’indagine RBM Salute – Censis evidenzia come i cittadini italiani ritengano importante disporre di una Forma Sanitaria Integrativa per poter beneficiare di un’assistenza medica continuativa 24/7 (il 38,7% degli intervistati), per tagliare le liste di attesa (32,1%) e per sostenere economicamente i costi delle spese sanitarie dei propri familiari (il 29,2%). La maggior parte degli intervistati, peraltro, evidenzia come una Forma Sanitaria Integrativa, consentirebbe di rendere sostenibili le prestazioni effettuate in strutture private, sempre più ampie (49,4%).

“In quest’ottica, come emerge dall’indagine, la limitazione di operatività delle Forme Sanitarie Integrative ai soli lavoratori dipendenti (e non anche ai relativi nuclei familiari) penalizza significativamente le famiglie italiane, tenuto anche conto della distribuzione media della spesa sanitaria tra i diversi componenti del nucleo” evidenzia Marco Vecchietti, Amministratore Delegato di RBM Salute S.p.A..

Inoltre, I dati sottolineano come l’accentramento delle Forme di Sanità Integrativa volte a coprire solo il Titolare, porta al di fuori delle aree di copertura il resto del nucleo familiare mantenendo un carico di spesa Out of Pocket che è superiore al 50% della spesa di quel nucleo familiare.

Le prestazioni erogate dalle Forme Sanitarie Integrative

Un problema rilevante è anche quello dell’effettiva copertura garantita dalla sanità integrativa istituita attraverso i contratti nazionali di lavoro. Infatti:

  • il 35% delle Forme Sanitarie Integrative copre i Grandi Interventi Chirurgici, il 39% Grandi interventi ed alcuni ricoveri, mentre solo il 26% delle Forme Sanitarie Integrative Contrattuali copre tutti i Ricoveri;
  • solo poco più della metà delle Forme Sanitarie Integrative Contrattuali garantisce la copertura delle spese per esami endoscopici
  • mentre le Forme Sanitarie Integrative da CCNL prevedono la copertura delle spese per visite specialistiche a seguito di sospetto diagnostico o malattia, sono, invece, escluse nella quasi totalità dei casi (il 96%) le visite routinarie e/o di controllo, fortemente limitate le visite pediatriche (ammesse solo nell’8% dei casi) e le visite psichiatriche
  • solo il 39% delle Forme Sanitarie Integrative Contrattuali garantisce la copertura delle spese sostenute per gli accertamenti diagnostici. Ove la copertura sia prevista, risultano rimborsabili nel 78% dei casi le spese per i prelievi, nel 65% dei casi le spese per gli esami cito/istologici/ immunoistochimici e nel 60% dei casi le spese per esami di laboratorio
  • le Forme Sanitarie Integrative da CCNL coprono le spese per farmaci esclusivamente durante e/o post ricovero (87% dei casi) o nel corso di terapie in area extraospedaliera (nel 95% dei casi). Non sono rimborsate, invece, le spese per l’acquisto di farmaci stand alone
  • nel 69% dei casi assicurano le cure odontoiatriche di minore intesità e solo nel 39% dei casi garantiscono la copertura dell’implantologia, nel 34% della chirurgia odontoiatrica e nel 21% delle spese odontoaitriche di tipo ricostruttivo conseguenti ad infortunio.
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